L'istituto

Gli anni ’60 e ’70 dell’ultimo secolo che ci ha preceduto, segnano, per la scuola italiana, l’inizio di una serie di importanti trasformazioni, soprattutto in campo didattico e pedagogico. Nel 1962 con la legge di riforma sulla “scuola media unificata”, viene esteso l’obbligo scolastico fino ai 14 anni.

Già nella riforma Gentile del ’23, era stata ribadita la necessità di assicurare agli obbligati, l’ampliamento dell’istruzione di base entro tale limite di età.

Ma nonostante nessuno, nei programmi e nelle norme di leggi successive, avesse più modificato questa prescrizione, essa non venne mai applicata.

Con la legge del 1962 viene realizzata la riforma che vede aggiungersi ai due cicli della scuola elementare il terzo della scuola media inferiore. Occorre precisare che già in questi anni, alcuni disegni di legge, poi mai presi concretamente in considerazione, prevedono l’anticipo della frequenza obbligatoria a cominciare dal quinto anno di età dei bambini. In questo modo l’asse formativo composto da materna, elementare e media avrebbe portato a soluzione il problema della continuità fra i tre ordini di scuola.

Si fa strada, comunque, attraverso lo sviluppo delle idee innovative in campo pedagogico e didattico, la necessità di assicurare l’unità formativa nei tre ordini della scuola di base, tramite corsi di aggiornamento rivolto ai docenti che operano in questo ambito, istituiti da enti di diritto pubblico e statale.

Si avverte inoltre l’esigenza di adeguare la preparazione di base dei futuri insegnanti con un corso di studi adeguato che superi gli istituti e le scuole magistrali risalenti alla riforma Gentile, o aggiunga un quinto anno ai quattro delle magistrali.

Ma per il momento tutto rimane a livello di proposte e intenzioni.

Prevedendo in un prossimo futuro la realizzazione della continuità fra i tre cicli della scuola dell’obbligo, l’amministrazione comunale di Cotignola, all’inizio del 1960 incomincia i lavori di costruzione della scuola media nel sito attiguo al plesso delle elementari del capoluogo, esistente dal 1929. Scompare l’esame di ammissione alla scuola media sostenuto dai licenziati della scuola elementare che intendevano proseguire gli studi, così tutti gli scolari, al termine della quinta verranno normalmente iscritti d’ufficio alla prima medi inferiore.

Prende finalmente corpo quanto auspicato da tanti pedagogisti e operatori scolastici di un’istruzione di base più completa per tutti.

All’inizio degli anni ’70, l’amministrazione comunale approva l’apertura di due scuole materne statali nel capoluogo e a Barbiano, dove era già presente la scuola elementare. Contemporaneamente pone le premesse per la chiusura dei plessi di scuola elementare di Budrio, Piastrino, Madrara e S. Severo e il trasferimento graduale degli alunni di quelle località nei due centri maggiori di Barbiano e Cotignola.

Il superamento della pluriclasse diventa quindi uno degli obiettivi della maggior parte delle amministrazioni comunali e scolastiche del nostro territorio. Parallelamente si avverte l’esigenza di attivare, dove la richiesta dei genitori è forte, attività integrative o di tempo pieno in orario pomeridiano.

Ma nelle scuole di Cotignola, continuerà ad operare, ancora per alcuni anni, il doposcuola gestito dal patronato scolastico e dal comune aperto a chi lo chiedesse. La maggior parte degli insegnanti titolari nei due plessi maggiori, senza valide giustificazioni, lo ritiene l’unica strada percorribile e si oppone a qualsiasi iniziativa innovativa.

In questi anni, il bisogno di una riforma organica della secondaria superiore e dell’università diventa il motivo trainante della “contestazione studentesca” e comincia a fare breccia anche tra le forze di maggioranza che hanno responsabilità di governo. Pur mantenendo intatta la vecchia ossatura degli ordinamenti e degli organi statali della scuola, viene prese in considerazione l’eventualità di una riforma radicale di quei livelli scolastici, introducendo importanti novità, rese operanti con l’attuazione dei “decreti delegati” del 1974; il D.P.R. n.616 del 1977 in materia di assistenza scolastica e di diritto allo studio e la legge n.517 del 1977 relativa alla chiusura delle classi differenziali e speciali e all’integrazione degli alunni portatori di handicap nelle classi normali dei tre ordini di scuola. Altra importante riforma è quella riguardante l’istituzione delle U.S.L. attuata con la legge n.833 del 1978 che investe la sanità e i suoi servizi.

Molte competenze in materia, passano agli enti periferici di gestione del territorio e in particolare ai comuni, rendendo operativi e più vicini alle scuole i servizi psico-pedagogici di supporto all’integrazione degli alunni disabili e agli insegnanti titolari e di sostegno nelle cui classi sono stati iscritti.

Con i decreti delegati viene introdotta nella scuola italiana una più diretta partecipazione degli studenti, dei docenti, dei genitori, dei sindacati, delle diverse realtà scolastiche ed economiche e degli enti locali, alle scelte e alle proposte per una sua gestione democratica.

Si fa vivo il bisogno di decentramento dei diversi livelli di istruzione col passaggio di alcune importanti competenze alle amministrazioni regionali e provinciali di gestione del territorio.

Nella scuola elementare e materna restano in vigore i programmi del 1955 dove alcune indicazioni programmatiche continuano ad essere ritenute attuali ed operanti, ma con la legge sul terzo ciclo della scuola dell’obbligo vengono riscritti i programmi della media inferiore e introdotti alcuni radicali cambiamenti nelle materie curricolari, come lo studio e l’apprendimento di due lingue moderne in sostituzione del latino e la scomparsa dell’economia domestica per le femmine.

Viene ribadita la libertà di insegnamento e dei libri di testo. Assume rilevanza la programmazione dei docenti per classi e la progettualità delle attività integrative di apprendimento con orario aggiuntivo a quello curricolare. Agli insegnati di ruolo vengono affidate responsabilità di gestione non solo degli apprendimenti didattici degli scolari, ma anche di partecipazione agli organi scolastici di decentramento, divenuti operativi con la legge sui decreti delegati. A tale proposito l’orario complessivo dei docenti, aumenta di venti ore annuali per maestri e professori.

Insediata dal ministro della pubblica istruzione il 10/6/1981 una commissione di esperti in campo pedagogico e didattico per studiare i nuovi programmi per la scuola elementare. Vengono affrontati tutti i nodi che le varie iniziative, effettuate nei tre livelli di scuola di base, hanno evidenziato.

Uno dei problemi aperti è quello della realizzazione concreta della continuità della scuola di base e l’anticipo dell’obbligo. La commissione avverte la necessità di riforme strutturali e amministrative più ampie, ma, per il momento, il limite dell’espletamento dell’obbligo scolastico per gli italiani restano i quattordici anni di età e gli otto di frequenza. Emerge di nuovo il bisogno dell’attuazione di una preparazione adeguata ad un diverso tipo di scuola per tutti gli insegnanti ed in particolare si chiede la formazione universitaria per i maestri di scuola materna ed elementare, come stabilito dalla legge n. 477 del 1973 .

Viene opportunamente sentita la necessità di superare quell’autosufficienza che ancora coinvolge i tre ordini della scuola di base e viene presa in considerazione l’ipotesi di unificarli attraverso la riforma dei circoli, delle presidenze e dei loro uffici che continuano a operare in modo settoriale.

Viene ribadita la promozione anche con interventi istituzionalizzati, di incontri in sedi comuni dei docenti dei tre cicli dell’obbligo, non per statici confronti fra i risultati di una scuola e i prerequisiti dell’altra, ma per una maggiore conoscenza reciproca e la soluzione di problemi comuni. A questo riguardo si ritiene che, con il superamento del maestro unico, la sua preparazione universitaria e una diversa disponibilità dei sussidi didattico-formativi, alcuni nodi irrisolti possano avviarsi ad un loro superamento e favorire l’integrazione del terzo ciclo così come auspicato a più livelli.

Un altro aspetto della continuità che va sottolineato è quello della scuola con l’extra-scuola; si è detto come esso sia essenziale nell’età infantile, ma occorre aggiungere la sua forte motivazione per tutta l’età evolutiva dello scolaro. Dopo la famiglia, l’ambiente vissuto, il tempo libero, i mezzi di comunicazione di massa offrono una sorta di scuola parallela che veicola un programma nascosto. La scuola non può opporre a tutto ciò una barriera, ma frapporre un filtro, facendo appello alle risorse disponibili comprese quelle degli stessi alunni. In ogni caso diventa indispensabile la programmazione locale organizzando le varie esperienze e mettendo a profitto le opportunità offerte dal tessuto sociale.

 Alla vigilia del terzo millennio il comune di Cotignola è divenuto sede dell’Istituto Comprensivo accorpando le scuole materne ed elementari di Barbiano e Cotignola con la scuola media del capoluogo divenuta sede di direzione e uffici amministrativi.

Precedentemente le scuole materne ed elementari facevano parte della ex direzione didattica del 3°circolo di Lugo, mentre la scuola media era sede staccata della Scuola Media S.Gherardi di Lugo.

La continuità fra i tre ordini di scuola si è così concretizzata nel settore didattico-amministrativo, riconoscendo all’Istituto Comprensivo più poteri gestionali ed economici

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